A circa un  anno e mezzo dall’entrata in vigore della legge conosciuta come Codice rosso quali sono le difficoltà incontrate, i successi raggiunti, l’effettiva operatività della norma?

A queste e altre domande hanno provato a dare risposta i relatori intervenuti al convegno “Uomini contro la violenza” organizzato per l’8 marzo, Giornata internazionale della donna, dall’associazione Ma.ter in collaborazione con la Consulta femminile del Consiglio regionale del Piemonte.

Il convegno, disponibile online sui canali Facebook e Youtube dell’Assemblea piemontese,  in una data importante nel percorso di tutela della donna che merita di essere celebrato, ma soprattutto studiato e approfondito, ha voluto entrare nel merito di uno strumento normativo,  la legge 69\19, conosciuta come Codice rosso,  che da un lato rafforza l’incisività degli interventi di tutela e dall’altro inasprisce le pene.  Si tratta della legge che ha introdotto il delitto di “revenge porn”, il reato  di costrizione o induzione al matrimonio, il delitto  di violazione del provvedimento di allontanamento dalla casa famigliare e dai luoghi frequentati dalla persona offesa, e che riconosce il reato di sfregio.

L’iniziativa di quest’oggi – ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale, Stefano Allasia – è  un importante momento di approfondimento che intende mettere in luce le difficoltà incontrate, i successi raggiunti nonché l’effettiva operatività della norma nel proteggere le donne e i soggetti deboli che subiscono violenze, atti persecutori e maltrattamenti. Il Consiglio regionale già da tempo su questi temi dà il proprio contributo, allo scopo di sensibilizzare tutti, soprattutto i giovani, affinché imparino che la violenza è sempre la scelta sbagliata e capiscano l’importanza di un linguaggio e soprattutto le modalità di relazione che devono essere incentrate sul rispetto e non sul sopruso”.

” Uomini contro la violenza” nasce con lo scopo di approfondire la nuova normativa entrata in vigore nel 2019 denominata “Codice Rosso” – ha ribadito Manuela Lamberti, presidente dell’associazione Mater – Si tratta di una serie di norme che consentono una immediata reazione agli episodi di violenza contro le fasce deboli, un prezioso strumento per prevenire il degenerare della violenza fino al femminicidio. Grazie al supporto di competenti figure delle Forze dell’ ordine, della Magistratura, dell’ Avvocatura penale e del Parlamento abbiamo voluto  verificarne la reale efficacia. Questo  appuntamento vuole essere il primo di un ciclo di eventi che consentano l’ incontro tra tutti gli attori che si trovano in prima linea ad affrontare la violenza di genere. Ci auguriamo che  dal confronto e dallo scambio di informazioni possano nascere nuove azioni a sostegno delle fasce più deboli”.

“La Consulta femminile regionale, da sempre impegnata sul tema del contrasto alla violenza domestica, al femminicidio e alle altre figure di reato che incidono sulla incolumità ed integrità fisica e psicologica della donna – ha sottolineato Ornella Toselli, presidente Consulta femminile –  ha avviato iniziative di confronto con figure che vivono  quotidianamente e  sul campo il fenomeno. L’obiettivo del convegno ” Uomini contro la violenza” è quello di ricavare, insieme a suggerimenti per azioni di prevenzione culturale e ambientale, anche proposte tecniche per avvicinarci alla zero tolleranza a tutela delle vittime”.

 

Gli interventi dei partecipanti al convegno:

“Il fenomeno della violenza di genere è un problema complesso e in continua evoluzione nelle sue numerose sfumature e con numeri preoccupanti – si parla di una violenza ogni 7 minuti, con molti casi non denunciati – ha affermato il senatore Gianfranco Rufa, segretario della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio. “L’azione della Commissione d’inchiesta vuole essere costruttiva e portare concretezza, proponendo la definizione di un Garante regionale sul tema, affinché venga assicurata un’unità di intenti e un approccio adeguato da parte delle varie realtà, anche associative, che si occupano di contrastare la violenza”.

“Ritengo che il Codice rosso sia stato un passo avanti significativo nella normativa per il contrasto della violenza di genere e, a distanza di un anno e mezzo circa dalla sua approvazione, è importante verificarne l’efficacia con incontri come questi grazie alla testimonianza degli operatori che sono chiamati ad applicarlo quotidianamente e che forniscono quindi un riscontro prezioso per il legislatore”, ha dichiarato l’onorevole Federico Fornaro, componente Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati. “Ma prima che normativo il problema della violenza ha un carattere culturale e con la pandemia si sta affermando come emergenza nell’emergenza. È cresciuto nell’ultimo anno infatti il numero delle violenze domestiche e delle separazioni litigiose, legate a questioni economiche, sintomo nella necessità più che mai di informare e prevenire”.

“Solo durante questo ultimo anno sono stati oltre 1.200 i casi di violenza di genere, un dato che fa ben comprendere quanto sia diffuso il problema – ha ribadito il procuratore aggiunto presso la Procura di Torino, responsabile Fasce deboli, Cesare Parodi – il Codice rosso ha introdotto strumenti anche simbolici. Non possiamo aspettare che la cultura del rispetto e della parità di genere  faccia presa, a volte è indispensabile applicare misure cautelari. Parallelamente va portata avanti l’educazione delle nuove generazioni, perché non si inizia a picchiare per caso. Uno strumento immediato da affiancare alle leggi e alla sensibilizzazione è quello di potenziare sul piano economico , sociale e economico le donne. Spesso subiscono perché sono nella condizione di non potersi ribellare”.

Per la dirigente anticrimine Polizia di Stato, Barbara De Toma “Il momento della prevenzione è fondamentale, anche nella divisione anticrimine. Lo strumento che più utilizziamo è l’ammonimento del Questore, introdotto nel 2013, una forma anticipata di tutela. Già dal 2019 la Questura ha sottoscritto un  protocollo con diverse  associazioni del territorio e centri antiviolenza , penso al Gruppo Abele, al Cerchio degli uomini,  con cui collaboriamo per far venire fuori tutte quelle realtà che spesso rimangono nascoste tra le mura di casa, per poter intervenire ai primi segnali prima che la violenza cresca”.

“Le norme del Codice rosso avevano una funzione preventiva a tutela della potenziale vittima,  non dobbiamo però correre il rischio che restino norme simboliche che non risolvono il problema – ha sottolineato il  Segretario camera penale Piemonte occidentale e Valle d’Aosta, Agostino Ferramosca –  Il processo penale non deve creare coscienza o cultura, deve accertare se sussiste il fatto e la colpevolezza dell’ imputato e nel caso punirlo. Anche nei casi in cui il reato di maltrattamento sussiste, vedo che l’assistito fa fatica a percepire la sua condizione e i suoi comportamenti riprovevoli. La finalità del Codice rosso era creare corsie preferenziali per l’avvio delle indagini e per l’audizione della persona offesa. Alla fine, mi sono reso conto che  è la sensibilità della Polizia e della magistratura che fa davvero la differenza nel comprendere le reali situazioni di pericolo”.

Secondo Giovanni Piscopo, comandante della Compagnia Carabinieri di Rivoli  “da quando è entrato in vigore il Codice rosso si è registrato un incremento delle querele e delle denunce ricevute dai comandi stazioni. È dall’ambiente scolastico che bisogna avviare i ragazzi a una presa di coscienza di come un rapporto con l’altro sesso debba essere vissuto nel rispetto della dignità e dei diritti.  Nel parlare ai giovani occorre  offrire loro già un quadro delle soluzioni a cui ricorrere nel caso in cui  subiscano o siano spettatori di violenze  e maltrattamenti,  anche in contesti famigliari. I Carabinieri cosi come tutti gli operatori con cui il cittadino viene in contatto devono essere in grado di fare pronostici su ciò che potrebbe succedere e  cogliere i fattori di rischio”.

“Il 33 per entro delle donne  subisce atti che ledono la loro integrità fisica o psicologica, parliamo di 8 milioni di donne – conclude  Roberto Poggi, associazione ‘Il Cerchio degli uomini’ – Gli uomini che fanno violenza reiterano le loro azioni da una relazione all’altra, spesso anche verso figlie o verso i genitori. Come associazione lavoriamo in Italia da 11 anni, in altre parti del mondo realtà come la nostra operano già da 30 anni. Un fatto che ci dimostra come anche il mondo dell’associazionismo abbia ancora bisogno di radicarsi e integrarsi nel quotidiano. Prevenzione, sportelli di ascolto del disagio maschile, la creazione di percorsi contro lo stalking e la violenza sono tutti tasselli importanti per limitare e prevenire comportamenti violenti, ma resta comunque un approccio che merita di essere inserito in un sistema più ampio di prevenzione e tutela”.

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